Quando torno al mio paese
Tra incanto e disillusione, bellezza e abbandono, il testo attraversa radici, identità, territorio, memoria e trasformazione, interrogandosi su ciò che resta e su ciò che rischiamo di non trovare più.
Tra incanto e disillusione, bellezza e abbandono, il testo attraversa radici, identità, territorio, memoria e trasformazione, interrogandosi su ciò che resta e su ciò che rischiamo di non trovare più.
In una giornata luminosa e ingannevolmente calma, qualcosa dentro si incrina silenziosamente, come un presagio gentile ma inevitabile. È un lutto invisibile che non chiede permesso per arrivare, e che raccoglie dentro di sé tutto ciò che non è stato: desideri rimasti sospesi, parole non dette, strade mai percorse. Un pianto profondo, quasi antico, attraversa ogni frammento dell’esperienza, trasformando la memoria in un paesaggio di ciò che si è perso e di ciò che, forse, non è mai nato.
Qershori i rozët më gjeti nën dhe si një farë e mbjellë me vonesë. Aty poshtë, në nxehtësi vullkanesh, ndodhet një mëmëdhe. Një dorë qershish mblodha, nuk pat’ asnjë lloj…
Come il pregiudizio nasca dallo sguardo educato da estetica, cultura e narrazioni ripetute, che trasformano la differenza in paura. Questo porta a semplificare la realtà in categorie rigide, creando un “nemico” che è spesso una costruzione della percezione più che una verità reale.
Spogliazione dell’io, l’identità, la trasformazione interiore verso il vuoto come forma di verità e liberazione
Dalla timidezza nel raccontare le vite, alcune foto nella mia casa rimarranno per sempre mute. Forse è per questo che ho un urgenza logorante di raccontare, scrivere e documentare ogni…