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Il lutto minore

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In una giornata abbastanza assolata sentirai l’aria cristallina sulla pelle e sarà come un dolce preludio a qualcosa di tremendo. Dentro di te ci sarà una grande tempesta, forse un ciclone o qualcosa di ancora più orrendo, ma calmo. Un lutto sottile, invisibile, a cui dovrai sopravvivere per forza. Che non potrai far vedere e neanche sfoggiare in abiti scuri. Sarà un dolore immenso che giocherà con la tua mente e ti porterà a una temporanea pazzia.

Comincerà un lungo pianto dal ventre, per poi uscire dalla voragine della gola, sarà così profondo da svegliare tutti i mostri che si pensano estinti. Piangerai di tutto, per tutto. Del pesce rosso morto, degli amici scomparsi, di tutti i volti che non avresti mai voluto incontrare. Piangerai di tutti i no che hai preso, e della collezione di delusioni ormai museali. Dovrai portare un segreto lutto anche dei sì che hai detto, quelli pesanti, precoci, delle promesse che non avresti voluto mantenere. Piangerai i figli mai nati, le ore perse a cercare, le passeggiate uccise, l’anima a spiegare, le ore di amore volate via, i treni persi, le crostate bruciate. Dovrai buttare terra su quei piccoli desideri che non saranno mai nemmeno ascoltati, sulle opportunità perse nei turbini.

Ti siederai e vedrai nella tomba le versioni di te che non sono mai state, le piccole o grandi cose che avresti potuto meritare. Porterai lutto degli errori che con testardaggine hai portato avanti come atti eroici. Piangerai amaramente i sacrifici che nessuno ti ha chiesto e a nulla hanno portato. Conterai ogni piccolo incidente che ha creato la tua grande catastrofe.

Hilda Belcher

Piangerai

i fiori appassiti sul balcone,

la lontananza,

il coraggio

che morì per primo.

Sarà un capolavoro

di esenzione alla vita

per eccesso di bontà.

In quel preciso momento,

saprai di essere sopravvissuto alla morte,

a quella dose di negazione morale giornaliera

che ha fatto morire

tutto intorno.