Quando torno al mio paese
Tra incanto e disillusione, bellezza e abbandono, il testo attraversa radici, identità, territorio, memoria e trasformazione, interrogandosi su ciò che resta e su ciò che rischiamo di non trovare più.
Tra incanto e disillusione, bellezza e abbandono, il testo attraversa radici, identità, territorio, memoria e trasformazione, interrogandosi su ciò che resta e su ciò che rischiamo di non trovare più.
In una giornata luminosa e ingannevolmente calma, qualcosa dentro si incrina silenziosamente, come un presagio gentile ma inevitabile. È un lutto invisibile che non chiede permesso per arrivare, e che raccoglie dentro di sé tutto ciò che non è stato: desideri rimasti sospesi, parole non dette, strade mai percorse. Un pianto profondo, quasi antico, attraversa ogni frammento dell’esperienza, trasformando la memoria in un paesaggio di ciò che si è perso e di ciò che, forse, non è mai nato.