Tempo al tempo, al tempestivo momento, il mio pensiero temporale, al tuo temporaneo indirizzo.
Avrei dovuto scriverti un paio di giorni fa, e gli anni passano intanto. Anche io ormai abito tra un limbo e l’altro, sai non ce n’è uno solo.
Avrei dovuto chiederti un credito di anni per fare le cose un po’ più piano, e tenere i sogni un po’ più a lungo.
Tu avresti dovuto tenermi a bada mentre gettavo al vento semi che non incontravano che asfalto.
Intanto dovrei ringraziarti perché mi hai donato attimi lunghissimi che hanno sfidato l’eterno.
Non parliamo poi dei tuoi ritardi. Quante volte, lo sai, mi hai lasciata ad aspettare in stazione?
Mi hai perfino deragliato un paio di binari e io, testarda, non scendevo mai dai treni sbagliati.
Mi hai fatto partire sempre di corsa per abbandonarmi alle attese più crudeli, e poi dicono che tu fai passare le cose.
Mi hai presentato migliaia di persone, nascondendone altre che ho dovuto cercare venendoti contro.
Tu mi fai resistenza e io mi abbandono al tuo rivale, il caso.
La lontananza da ciò che anelo diventa mia ultima prigione.

